L'articolo qui riprodotto è in forma ridotta, per leggerlo integralmente prova il nostro sito per 30 giorni, oppure abbonati"Clicca qui per provare il sitoquando nel 1938 Paul Hindemith fissò lo sguardo sui mirabili affreschi pensati da Giotto per raccontare episodi di vita del poverello di Assisi nella Cappella dei Bardi in Santa Croce a Firenze, l’impulso fascinoso e ineluttabile che coglie di fronte all’opera d’arte poté penetrarlo profondamente e suscitare in lui l’intenzione di attingere l’astrazione più simbolica utilizzando il proprio codice, la musica, per raccontare San Francesco, quel suo essere nella gioia e nella giocondità.
Erano i prodromi della “Leggenda coreografica” Nobilissima Visione, suite per un balletto, dove la letizia del “giullare di Dio”, figura nella quale si condensa l’ideale...
Articolo letto: 12500 volte (10 Luglio 2012)