Ancora pochi giorni di attesa per conoscere il verdetto degli ellenici, euro sì o euro no, che per noi significherà rispettivamente disastro o salvezza. Se la Grecia premierà le estreme, l’abbandono ellenico della moneta unica costituirà una fondamentale prima mossa del liberatorio domino per risolvere, anche a costo di una salutare e grave - ma unica e contingente - depressione la garve crisi monetaria nella quale l’Europa comunitaria è stata infognata per volere degli Usa e delle banche d’affari internazionali che speculano sulla crisi e sul debito degli Stati.
La troika responsabile del crack finanziario nella quale versa l’area “euro”, peraltro, sa bene cosa rischia il suo sistema di dominio nel caso di una prima fuga dall’eurozona: ad un tassello ne seguirà un altro e un altro ancora: fino al dissolvimento del sistema-gabbia inventato dalla finanza internazionale per lucrare sulle nazioni. Non a caso Draghi & Company sono da giorni al lavoro per elaborare una “exit strategy” (loro usano sempre la lingua inglese…) da imporre per preservare il loro sistema ammazza-popoli.
Miopi come sono, LorSignori, naturalmente hanno pensato alla ricetta più ovvia, quella già imposta all’Argentina nel 2001, nel pieno della crisi provocata dalle stesse terapie lacrime e sangue oggi imposte alle nazioni europee: il contingentamento dei conti correnti bancari di cittadini e imprese. Una misura-boomerang, come dimostrato proprio dall’Argentina, che si è rivoltata contro i governi di destra legati al Fmi e alla finanziarizzazione della sua economia ed hanno portato al potere Nestor Kirchner. Kirchner, presidente peronista di sinistra, già vicino ai “Montoneros”, ha nazionalizzato le aziende strategiche, sospeso i pagamenti dei tassi usurai su debiti e obbligazioni, riavviato l’economia argentina che, oggi, con sua moglie, vola in una “crescita” (reale) dell’8 per cento l’anno. Quello che sta accadendo nella società reale, in Grecia come in Italia o in Spagna, comunque, viene accuratamente celato dai mezzi di (dis)informazione. Brevi accenni a “fughe di capitali”, brevi accenni alla disoccupazione ovunque montante. E’ un fatto: l’alta borghesia ha già provveduto, da tempo, ai primi segnali di crisi, ad aprire conti off-shore, a investire sull’oro e su altri beni tangibili, su “piazze sicure”.
E ora è invece il ceto medio, ovunque, a tentare di proteggere i propri risparmi. Ma è già troppo tardi: chi cerca oggi “il conto in Liechtenstein” o investimenti in lingotti è fuori tempo massimo. Le cosiddette autorità di controllo e vigilanza dei mercati sono preparate a imporre la chiusura delle negoziazioni per ragioni di sicurezza nazionale (come insegnano i precedenti negli Usa) e, come già fatto in Italia (lo ricordate?) un prelievo straordinario sui depositi a vista per drenare risorse finanziarie da devolvere… al sistema bancario europeo. Il Fmi, da parte sua, è pronto ad elargire prestiti su prestiti (a interessi usurai, beninteso) per sostenere Paesi “deboli” – così ci chiamano – come Italia o Spagna. Ecco svelato il motivo per cui il governo Monti – altro complice dei banksters – ha già nei giorni scorsi messo le mani avanti, dichiarando il “Paese solido” e non bisognoso di prestiti Fmi.
Un po’ di fumo, poi qualche parola sulla “crescita” (impossibile), quindi questo esecutivo farà finta di essere stato preso in contropiede, alzerà le mani e infilerà l’Italia nel nuovo cappio già annodato dal Fondo Monetario. Fondo monetario, si badi bene, che, attraverso la sua Banca Mondiale non è altri che l’organismo esecutivo delle stesse banche d’affari che stanno speculando sul crack delle nazioni europee.
Graecia capta ferum victorem cepit.