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I risultati elettorali hanno riservato amare sorprese per chi sognava di essere protagonista e determinante

Ingroia, Giannino, Fini e Casini fuori dal gioco

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La Rivoluzione civile di Antonio Ingroia non avrà diritto di cittadinanza nella prossima legislatura. Il cartello elettorale guidato dal pm palermitano non varcherà la soglia del Parlamento. Ancora una volta, i partiti a sinistra del Partito democratico non potranno essere della partita. Anche l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro si appresta ad una lunga traversata nel deserto. Gli scandali legati alla gestione dei rimborsi elettorali hanno avuto un effetto pesantissimo.
Sembrano lontanissimi quei mesi in cui il partito “legalitario” sfiorava il dieci per cento nei sondaggi. L’abbraccio con gli eredi di una certa tradizione comunista è stato mortale. Per Rifondazione comunista e Comunisti italiani si annunciano tempi bui. Come nel 2008, le rispettive segreterie dovranno fare i conti con la disaffezione ed il crollo degli iscritti. I partiti di Rc potranno però consolarsi con i denari dei rimborsi, versamenti che saranno garantiti per tutta la durata della legislatura. Una misura in grado di poter permettere la sopravvivenza di entità che sino a cinque anni fa esprimevano ministri e sottosegretari.
Un’altra clamorosa debacle è rappresentata dai risultati di “Fare – Per fermare il declino”. Il partito liberista ha registrato una performance inferiore rispetto alle aspettative della vigilia. Un colpo durissimo se si pensa come Oscar Giannino si dicesse sicurissimo di poter entrare in trionfo nell’aula di Montecitorio. La sua creatura si è fermata a numeri di gran lunga inferiori al 4 per cento. Il giornalista economico ha colto l’occasione per scusarsi – nuovamente – con gli elettori ed i militanti. Una parte della disfatta è sicuramente da addebitare alla vicenda legata ai finti master ed alle finte lauree in economia e giurisprudenza. Un contesto tragicomico in grado di rovinare i sogni di gloria di qualsiasi movimento politico. Sono costretti a salutare il Parlamento anche i Radicali italiani. La lista “Amnistia Giustizia Libertà” non è riuscita a raggiungere le preferenze necessarie. Un risultato che non sorprende nemmeno Marco Pannella. Giornata nerissima anche per Gianfranco Fini. Il presidente della Camera avrà modo per riflettere sugli errori degli ultimi quattro anni.
I voti raccolti non gli permettono di giustificarsi. Nel giro di un quinquennio è riuscito a sfasciare un partito e a mettere in forte difficoltà l’intero centrodestra. Se sognava di essere determinante, sarà costretto a tornare sui suoi passi. Fli avrebbe rischiato di non accedere alla ripartizione dei seggi anche con la vecchia legge elettorale proporzionale. Stessa musica per il suo compagno di coalizione, Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista ha dovuto riconoscere la sconfitta di fronte al Paese. Lo scudocrociato è andato molto male anche in quelle circoscrizioni tradizionalmente schierate con i candidati di tradizione democristiana. “Silvio Berlusconi ha fatto una bella campagna elettorale, ha dimostrato di essere imbattibile, ottenendo un risultato non previsto”, ha commentato a caldo Casini. “Nella vita si vince e si perde, noi - commenta Casini - abbiamo fatto una battaglia leale, onesta, limpida. Siamo convinti di quanto abbiamo fatto.
Il risultato non è all’altezza delle aspettative, ma bisogna prenderne atto, gli elettori hanno sempre ragione. Non mi piace recriminare, la serietà impone di andare avanti”. “Bersani è una persona seria – ha concluso l’esponente Udc – Spero che lavori bene per il futuro del Paese”. Può considerarsi uno sconfitto anche Mario Monti. Editoriali e titoloni dei principali quotidiani nazionali non hanno moltiplicato le preferenze incassate nell’urna. Non sono serviti nemmeno gli assist provenienti dalle cancellerie internazionali. La sua lista civica ha avuto un pessimo risultato. Risulta difficile credere che lo stesso contenitore venga riproposto alle prossime amministrative; come nelle intenzioni del ministro Andrea Riccardi. Il terzopolismo ha dimostrato di non essere in grado di fare breccia nel corpo elettorale. I piccoli partiti che hanno corso in solitaria non avranno nemmeno il diritto di tribuna.
La legge vigente premia le coalizioni e schiaccia chi non si allinea con le principali offerte politiche. Molti di loro potranno consolarsi mettendo a confronti i propri voti con quelli di Fini e Tabacci. In certi casi si parla di pochi voti di distacco.

Articolo letto: 2438 volte (25 Febbraio 2013)











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