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Sulla possibilità di divulgare democraticamente, senza barriere, le proprie opinioni, le proprie ideologie
L’ipocrita tutela del diritto di espressione
Il 6 luglio scorso Gianfranco Fini, presidente della Camera, ha usato parole d’effetto affermando che “Un grande Paese democratico ha bisogno di un’informazione forte, libera e autorevole e in un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente”. L’ex missino ha aggiunto “Abbiamo ancora bisogno di introdurre nell’ordinamento ulteriori norme che tutelino l’accesso ai mezzi di informazione”. Impossibile non leggere nelle sue parole il colpo diretto a Silvio Berlusconi, reduce dal trionfalistico annuncio “Libertà di stampa? In Italia ne abbiamo fin troppa”. Colto da accentuata diaspora interna e in vetrina come baluardo al berlusconismo, Fini ha concesso questa stilettata all’amico/nemico, salvo dimenticare qualcosa. In Italia non occorre soltanto salvaguardare la libertà di stampa e quella di accesso all’informazione; bisogna essere più chiari e diretti, affermando quello che nessuno dice e che manca davvero: la libertà di espressione e di diffusione del pensiero. Manca, cioè, quello spazio mediatico a cui giornali o trasmissioni alternative (e poco corrette politicamente) hanno diritto. E’ semplice affermare il diritto alla stampa, questo va, però, sorretto e supportato, altrimenti si limita alla libertà di parola. Lo sconfinamento dall’informazione di nicchia è un obiettivo importante: dare modo, anche a chi non ha il controllo del sapere, di esporre le proprie tesi. Eppure Fini, con un passato da “riserva indiana”, dovrebbe sapere quanto è triste il parlare o scrivere fra quattro amici senza la giusta visibilità o le legittime tribune. Dura vita per le minoranze pensanti: per loro il destino sembra relegato a uno spazio circoscritto, estraneo alla legittima divulgazione e per questo non in grado di incuriosire, almeno una volta, il fruitore di informazione. Impossibile ignorare le parole della sociologa Noelle-Neumann che ha elaborato la teoria definita “spirale del silenzio”: la studiosa ha richiamato l’attenzione sulla capacità persuasiva dei media, in grado di condizionare l’opinione pubblica e di far credere come vere, in modo acritico, le opinioni della maggioranza a scapito di una minoranza sempre più silenziosa. Nel mio volume “Italiani in fila” (Serarcangeli Ed.) ho dedicato uno spazio a chi ha detenuto (e ancora detiene) il controllo del sapere “Gli intellettuali non costituiscono un’eccezione e, pur di giungere al conseguimento dei propri obiettivi nonché alla diffusione dei propri lavori, si troveranno ordinati nella colonna al seguito dell’editore più forte; al contrario, chi non accetterà compromessi, non sarà certamente in grado di influenzare la pubblica opinione e resterà nell’anonimato. Spesso ci si incolonna alle braghe dell’avversario che un tempo si è combattuto e per il quale si è notata l’impossibilità di batterlo. […] La condizione essenziale affinché l’intellettuale si possa muovere, senza vincoli e legacci, con il potere costituito, è il genuino e nutrito ruolo antagonista, alternativo”. A suffragare le parole di Fini, qualche giorno fa il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha sentenziato “Senza libertà di informazione non siamo più cittadini, ma diventiamo sudditi”. Del resto il Paese ha davvero quello che si merita: ora grande indignazione per il bavaglio ai media; si ricordi, tuttavia, che la legge sulle intercettazioni è frutto di un governo, quello di Berlusconi, che rappresenta la maggioranza degli elettori. Questi ultimi non furono pochi per il Cavaliere, nella tornata politica del 13 maggio 2008: 17 milioni e mezzo (contro i 14 del Partito Democratico) alla Camera e 16 al Senato (contro i quasi 13 del PD). Nel 2009 l’assise dei giornalisti di Reporters sans Frontières (organizzazione internazionale a tutela della libertà di stampa) ha decretato, per l’Italia, la posizione n. 49 nella classifica della libertà di stampa nel mondo. Posizione umiliante, in calo di 5 punti rispetto all’anno precedente, in cui eravamo di poco in vantaggio sulle Maldive, la Papua Nuova Guinea e il Burkina Faso. Eritrea ultima in classifica, in cima la Danimarca seguita da Finlandia e Irlanda. Gli Usa hanno goduto di un magico e forte vento liberatore (altro che maccartismo) visto lo stratosferico recupero dal 40esimo al 20esimo posto… A fronte di alcune nazioni europee in cima alle classifiche, occorre chiedersi quanto l’intero giornalismo del continente e dell’Ue sia davvero libero e non condizionato (formalmente libero). Tanto per farsi un’idea basti notare la posizione del 2009 per alcune di esse: Albania 88esimo, Croazia 78esimo, Montenegro 77esimo, Bulgaria 68esimo, Romania 50esimo, Spagna 44esimo e Francia 43esimo. Freedom House è un istituto di ricerca statunitense che presenta ricerche sullo stato della democrazia nel mondo, compresa la libertà di stampa per la quale elabora una classifica; ha recentemente pubblicato il proprio lavoro, valutando, sempre in tema di libertà di stampa, l’Italia al 72esimo posto nel mondo, unica nazione dell’Europa occidentale a essere partly free (parzialmente libera) e non free! Gli attacchi del presidente del Consiglio ad alcuni giornalisti, ritenuti faziosi nella televisione pubblica, secondo i responsabili di Freedom House determinano la pessima classifica dell’Italia. A ciò si aggiungano le presunte pressioni per la sospensione di alcuni programmi. In queste particolari classifiche, in tema di pluralismo e libertà, non si riscontrano necessariamente delle nette distinzioni fra paesi ricchi e poveri. Se è vero che il moralismo, almeno quello “bacchettone” di tradizione cattolica, ha perso peso nella limitazione e nella censura, occorre, invece, riflettere sulla libertà di satira, considerandola a 360°. Nella rete informatica si assiste, fortunatamente, a una maggiore libertà, intesa in tutte le accezioni e derivazioni possibili, non sussistendo, al momento, dei vincoli di rilievo. Il rischio è altissimo: la sua potenzialità è appetibile, tanto da domandarsi sino a quando riuscirà a rimanere a briglie sciolte. E’ pur vero che, la condizione quasi anarchica di cui gode, a volte sconfina nella notizia non vera, nella diffamazione ed è impossibile pervenire all’origine della fonte. La normativa italiana e internazionale di riferimento generale è piuttosto chiara. L’art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Tali principi sono sostanzialmente ripetuti dall’art. 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. L’art. 21 della Costituzione italiana al primo comma ricorda che “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. A seguire “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. La libertà di parola è fondamentale per la democrazia di uno Stato. Al tempo stesso non si può considerare, come sottile, la differenza tra libertà di stampa e di espressione: un giornale “scomodo” può essere lasciato libero di stampare ma al tempo stesso costretto al boicottaggio, senza essere citato in alcuna rassegna stampa. Il grande filosofo Voltaire centrava il punto con il suo celeberrimo aforisma “Non condivido le tue idee ma lotterò con tutte le mie forze perché tu come me possa liberamente esprimere il tuo pensiero”. E’ quella libertà di manifestarle e ostentarle che spesso sfugge o viene assimilata in una più generica richiesta di libertà di stampa. Di tutte le voci che si sono alzate a difesa (giustamente) del diritto di informare e sulla libertà di stampa, nessuno ha sfiorato questa “pertinenza” di libertà. Tutela, quindi, anche per quella che si può definire libertà di espressione: la possibilità di divulgare democraticamente, senza barriere, le proprie opinioni, la propria informazione, ciò che si imprime su carta o si esprime a voce.
Articolo letto: 279 volte (29 Luglio 2010)
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