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L’Africa faith and justice network denuncia la campagna elettorale non libera e trasparente del presidente ruandese
Ruanda:Kagame e la campagna elettorale di terrore
La legge della paura e della repressione, che dai tempi dei tempi premia l’uomo forte, sembrerebbe aver attecchito bene in Ruanda, un piccolo ma potentissimo Paese della Regione dei Grandi Laghi. L’uomo forte in questo caso è il presidente Paul Kagame, che in vista dell’imminenti elezioni presidenziali, il 9 agosto, avrebbe messo in piedi una campagna elettorale di terrore, non libera e trasparente, mettendo fuori dai giochi i partiti dell’opposizione.
Lo ha denunciato l’Africa faith and justice network (Afjn), un organizzazione umanitaria, con sede a Washington, che insieme ad altre organizzazioni ha rivolto un appello al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama affinché gli Usa “smettano di chiudere gli occhi di fronte agli abusi, per egoistici interesse” perpetrati da Kigali.
“L’elezione del presidente Obama aveva fatto pensare a molti che le politiche statunitensi nei confronti dell’Africa potessero cambiare. Ma gli Stati Uniti continuano a sostenere Kagame, nonostante il record di assassini politici, detenzioni arbitrarie e illegittime, sparizioni forzate di oppositori e di giornalisti” scrive l’Afjn in un comunicato.
Secondo la nota delle organizzazioni, l’amministrazione Usa ha versato al governo di Kigali, dal 2000, oltre un miliardo di dollari. Senza dimenticare che negli ultimi anni il Ruanda ha avuto un ruolo da protagonista nella guerra civile e nel commercio illegale dei minerali nel Congo. Ruolo che gli è stato affidato da Washington in persona, che vede nella ricca e strategica Regione dei Grandi Laghi un luogo ideale per istituire l’Africom, il Comando militare americano in Africa. La stretta amicizia tra i due Paesi rende quindi Kagame intoccabile. E sicuramente sarà riconfermato presidente nelle prossime elezioni, nonostante da mesi le organizzazioni per la tutela dei diritti umani del Ruanda accusino il governo di Kigali di reprimere ogni voce dissidente per mezzo di torture e arresti arbitrari, utilizzando l’accusa di “negazionismo” per mettere a tacere l’opposizione.
Una settimana fa, è stato ritrovato il corpo semi-decapitato di André Kagawa Rwisereka, primo vice-presidente del Partito verde democratico.
Oltre all’omicidio di Rwisereka, altri due leader delle opposizioni sono stati messi k.o. nei mesi scorsi: Bernard Ntaganda, presidente e candidato del Partito sociale Imberakuri è sotto processo, dopo essere stato arrestato insieme ad altri attivisti il 24 giugno scorso mentre manifestavano davanti all’ambasciata degli Stati Uniti contro la Commissione elettorale nazionale, accusata di essere un organo al servizio del partito di Kagame.
Invece, Victoire Ingabire, potenziale candidata alle presidenziali per le Forze democratiche unificate, è stata arrestata dopo il suo rientro, il 21 aprile, dall’esilio per “terrorismo” e “negazione del genocidio”.
Ma la tensione in Ruanda è anche interna al potere militare: lo scorso 21 aprile sono stati arrestati i generali Charles Muhire, accusato di corruzione e abuso d’ufficio, e Karenzi Karake, incriminato per condotta immorale. Entrambi erano diventati troppo forti e influenti, al punto di minacciare la presidenza di Kagame, che, secondo alcune voci, avrebbe aumentato lo stipendio alle guardie presidenziali.
Un clima di terrore che passa sotto il silenzio della comunità internazionale. Il Ruanda è amico degli Stati Uniti e nessuno osa definire Kagame un brutale dittatore.
Articolo letto: 310 volte (30 Luglio 2010)
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