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Complice la finanza che sovvenziona le strategie di guerra

La saga Yankee continua indisturbata

     
di: Luigi Cardarelli
Yankee è il nomignolo, il vezzeggiativo affibbiato dagli antenati britannici ai freschi abitanti della sponda opposta d’oltreoceano, la Nuova Inghilterra.
Nel corso dei secoli e delle vicissitudini internazionali, ormai per tutti è divenuto sinonimo di “americani”, gli attuali residenti delle vecchie colonie d’oltremanica.
Sotto il profilo storico, è rilevante la connessione presente negli States, tra vita politica e militare, al punto tale da far supporre sovente che siano la stessa cosa.
Molti furono i capi militari e generali eletti presidenti, da George Washington a Grant ad Eisenhower, ma lo stesso famoso generale Custer ucciso dagli Hoka (Sioux) a Little Big Horn, sarebbe poi dovuto diventar presidente se trionfatore.
Ebbene quella americana fattasi nazione, iniziò la sua avventura di sangue con un bel genocidio dei popoli indiani; rei di vivere di caccia e pesca, senza devastare il pianeta, e di attraversare da sempre le vaste e fertili pianure ad ovest del Mississippi.
Dopo aver compiuto la sua bella guerra civile, la bandiera a stelle e strisce saggiò una guerretta fuori dai confini nazionali, la ispano-americana.
Dopodiché nel novecento si mise in grande, entrando “in fieri” in ambedue le terribili guerre mondiali.
Resta come sommo simbolo di democrazia planetaria, lo sgancio Usa delle due bombe atomiche sul Giappone, che provocarono mezzo milione circa di morti civili. Da quel dì i signori di Washington ci hanno intrattenuto con una serie infinita di attacchi e interventi, come li chiamano loro, su scala globale.
Dalla Corea al Vietnam, alle due guerre del Golfo e via dicendo.
Tutto ciò in nome di un multiculturalismo, di una collaborazione diplomatica, di una superiorità democratica, assolutamente tutta da dimostrare.
Guerreggiando ferocemente ed allo stesso tempo, spesso finanziando lautamente gli stessi loro “dichiarati nemici”.
Foraggiando per decenni e sostenendo economicamente tutte le cricche e le faide che favorivano i loro sporchi ed oleosi interessi e dei loro protetti amici di Israel.
Da quello che sta uscendo fuori in questi giorni, pare che il governo americano, regalando palate di dollari al Pakistan, abbia indirettamente pagato la resistenza talibana.
Una politica becera ed idiota, molto probabilmente condotta come sempre per sostenere l’apparato e l’establishment petrolifero e militare, unico vero ed indiscutibile “dominus” delle praterie nordamericane.
Nonostante tutti questi disastri, nonostante questi insuccessi e dolore, la saga yankee continua forte e diretta, più di prima anche col presidente nero.
Non c’era bisogno di dimostrarlo, in questo caso sono davvero democratici gli yankee, non fanno proprio problema di colore. 
 

Articolo letto: 974 volte (30 Luglio 2010)



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