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Storico incontro in Libano con i capi di Stato di Siria e Arabia Saudita, per Hizbollah un segnale a chi tenta di destabilizzare il Paese

Gli Usa vogliono manipolare il vertice di Beirut

     
di: Matteo Bernabei
m.bernabei@rinascita.eu
Doveva essere un vertice senza intromissioni esterne quello che si è svolto venerdì a Beirut tra il presidente libanese Michel Suleiman, quello siriano Bashar al Assad e il re saudita Abdullah bin Abdel Aziz (insieme nella foto). Ma così non è stato. Nonostante il leader di Damasco avesse persino avvertito gli Stati Uniti di starne fuori, infatti, Obama non ha resistito all’istinto tutto nordamericano di tentare di pilotare ogni singolo evento che riguarda la politica internazionale.
“Anche se vi sono stati sviluppi positivi nelle relazioni tra Libano e Siria, il proseguimento del trasferimento di armi a Hizbollah, incluse armi molto sofisticate, mette in pericolo la sovranità del Libano, contribuisce all’instabilità politica ed economica nella regione e rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale e per la politica estera degli Usa”, si legge nel messaggio che l’inquilino della Casa Bianca ha inviato il 30 luglio scorso al Congresso. Una dichiarazione scritta con la quale Obama intende giustificare la proroga del provvedimento che impedisce il trasferimento di beni a organizzazioni che, secondo Washington, minano la stabilità del Paese dei Cedri. Una misura restrittiva messa in atto nell’estate del 2007 dall’allora governo Bush e mirato principalmente a contrastare l’influenza della Siria, ritenuta da sempre dagli Usa la mandante dell’omicidio di Rafiq Hariri, e il Partito di Dio, considerato invece l’esecutore materiale. “Per queste ragioni – si legge ancora nel testo inviato da Obama - ho deciso che è necessario riconfermare il carattere di urgenza nazionale del provvedimento per un altro anno”.
Un tentativo chiaro e inequivocabile da parte dell’amministrazione statunitense di creare nuovi contrasti nel corso di un vertice storico che, invece, si prefigge proprio l’obiettivo di fare chiarezza sulla posizione delle diverse realtà libanesi e di riportare la calma dopo i presunti attriti degli ultimi giorni. Il movimento sciita giovedì scorso si è detto pronto a una nuova decisa reazione se il tribunale internazionale che indaga sulla morte dell’ex premier dovesse accusare formalmente alcuni suoi leader, come da indiscrezioni pubblicate dalla stampa locale ed estera. Affermazioni che hanno scatenato le reazioni preoccupate di Israele e dei Paesi occidentali, Stati Uniti fra tutti, i quali hanno subito lanciato l’allarme sulla possibilità che possa ripetersi quanto accaduto nel 2008.
Un allarmismo che però, osservando attentamente le reazioni degli esponenti del governo di Beirut, sembra essere del tutto infondato. É stato infatti il primo ministro libanese Saad Hariri ad avvisare preventivamente il leader degli Hizbollah, Hassan Nasrallah, della possibilità che alcuni suoi quadri potessero essere chiamati a giudizio dal tribunale internazionale, prima ancora che la notizia comparisse sulle pagine dei giornali. Inoltre lo stesso vertice, fortemente voluto dal premier di Beirut, è un segnale del clima positivo che si respira nel Paese. Opinione quest’ultima condivisa anche dal deputato del Partito di Dio, Hassan Fadlallah, per il quale la storica visita dei capi di stato di Siria e Arabia Saudita in Libano rappresenta l’occasione di mostrare quanto il mondo arabo sia unito a coloro “che invece tramano per destabilizzare il Paese e la regione”. Ad ogni modo il vertice si è svolto nella massima tranquillità. I tre leader di Beirut, Damasco e Ryad hanno diffuso un comunicato congiunto nel quale invitano tutte le forze islamiche al rispetto dell’unità nazionale e, stando a quanto affermato dall’emittente satellitare al Jazeera, avrebbero anche raggiunto un accordo riguardante la gestione dei possibili scenari che seguiranno all’ufficializzazione della decisione del tribunale internazionale.
 Il clima è quindi molto più sereno di quanto Israele e Stati Uniti vogliano far credere, al contrario, stanno cercando in ogni modo un pretesto per intervenire militarmente nella regione e prenderne il controllo, senza che nessuno possa pensare a un’ennesima “invasione”. Proprio come ha detto lo stesso Netanyahu: “il mondo penserà che ci stiamo difendendo”.

Articolo letto: 504 volte (30 Luglio 2010)



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