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EdF in difficoltà con i reattori Epr la tecnologia scelta dall’Enel per riportare il nucleare in Italia

Frena l’atomo francese

     
di: Andrea Angelini
Il nuovo nucleare francese è in ritardo di due anni sul programma di marcia e questo non potrà che avere conseguenze anche sul rilancio dell’atomo nel nostro Paese. EdF (Electricite de France) ha infatti comunicato che l'entrata in servizio dell'impianto prototipo di Flamanville in Normandia, dove l’Enel vanta una partecipazione del 12%, si avrà nel 2014 e quindi con un ritardo di 2 anni rispetto a quanto inizialmente previsto. Altri ritardi sono ipotizzabili per la centrale prevista in Normandia.
L’Epr (European Pressurised Reactor) è il reattore nucleare di progettazione francese della cosiddetta “terza generazione avanzata” che l'Enel ha scelto per il rientro dell'Italia nell'atomo. La notizia è emersa dal rapporto sui risultati del secondo trimestre di EdF che è stato illustrato agli investitori, ossia alle società finanziarie e alle banche. I motivi del ritardo più che tecnici sembrano essere di carattere squisitamente economico. EdF ha sottolineato infatti nel rapporto che la centrale normanna costerà 5 miliardi di euro, 1,7 miliardi in più della spesa preventivata di 3,3 miliardi. Il che non è poco. EdF si è però premunita di rassicurare gli investitori spiegando che a Flamanville sono stati fatti progressi significativi e sono state completate una serie di fasi critiche. Resta il fatto che l'annuncio del gigante francese dell’energia ha confermato le indiscrezioni che erano state diffuse dalla stampa e che costituiscono un’altra brutta botta per i piani di EdF che ha incontrato altre difficoltà in Finlandia dove si sta lavorando per rendere operativo l’altro prototipo di un reattore Epr. Per non parlare poi della mancata aggiudicazione ad Abu Dhabi di un appalto di 20 miliardi di dollari per la realizzazione di diverse centrali atomiche negli Emirati Arabi che sarebbero state le prime nella penisola. Un’offerta respinta nel dicembre 2009 perché i governi locali l’hanno giudicata arrivata troppo in ritardo. Inoltre, come ha dimostrato il caso di Flamanville, anche i costi sono stati giudicati eccessivi e qualche dubbio è stato sollevato sul problema della sicurezza. Peraltro si trattava di una iniziativa nella quale, con il sostegno dello stesso Sarkozy, insieme alla EdF si era impegnato il meglio delle imprese francesi dell’energia, come Areva, Suez-Gdf e Total.
Da parte sua EdF non ha mostrato particolari preoccupazioni con la considerazione che si tratta di un prototipo e che i prototipi costano di più degli esemplari che vengono dopo. Ora è prevedibile che le difficoltà dell’EdF, se fossero relative alla sicurezza della tecnologia, potrebbero innescare in Italia le reazioni sia degli antinuclearisti che dei fautori di una tecnologia alternativa. Come potrebbe essere quella della americana Westinghouse (controllata dalla giapponese Toshiba) scelta dalla Ansaldo energia per riportare il nucleare in Italia. Popolazioni locali permettendo.
 

Articolo letto: 505 volte (30 Luglio 2010)



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