|
Il vertice dell’organismo regionale non ha ottenuto gli effetti sperati. Tutto rimandato all’incontro fra i presidenti
Crisi Caracas – Bogotà. L’Unasur fallisce in attesa di Santos
Il vertice straordinario dell’Unasur (Unión de Naciones Suramericanas) si è concluso giovedì con un nulla di fatto. E con un rimpallo d’accuse fra i due cancellieri venezuelano e colombiano. Il ministro degli Esteri ecuadoriano Ricardo Patiño, che ha fatto da padrone di casa, ha comunque invitato i presidenti dei Paesi del blocco a discutere dei punti nei quali sono stati fatti passi avanti durante il vertice straordinario, convocato per cercare di trovare una soluzione alla crisi diplomatica fra Caracas e Bogotà scatenata dalle accuse di connivenza con le Farc mosse dal presidente colombiano uscente Uribe al governo venezuelano. “Non è stato possibile stilare un documento ufficiale con il consenso di tutti, perché questo avrebbe implicato ore intere per aggiustare ogni punto in discussione”, ha detto Patiño in una conferenza stampa convocata dopo cinque ore di riunione nelle quali, ha affermato, c’è stata comunque la totale disponibilità dei Paesi per giungere ad un accordo che mantenga la pace nella regione. Durante l’incontro, il governo del Brasile, che già si era proposto come mediatore, ha messo sul tavolo una iniziativa in cinque punti per un accordo di Colombia e Venezuela sulla risoluzione delle loro differenze con la lotta di entrambi i Paesi contro i gruppi armati illegali, in particolare quelli legati al narcotraffico. Nella proposta si chiedeva inoltre ai due Paesi un “impegno per risolvere le differenze con mezzi pacifici” , che non si facciano “dichiarazioni pubbliche che aggravino la situazione” e che si facciano giungere le proposte alla presidenza pro tempore dell’Unasur in vista di un prossimo incontro del blocco. Secondo fonti diplomatiche Perú, Uruguay, Paraguay e Bolivia hanno appoggiato la proposta del Brasile. Ma quando è arrivato il momento della dichiarazione finale, il governo della Colombia e altri membri si sono opposti, per questa ragione non è stato possibile emettere un documento condiviso. Da Bogotà arriva una versione diversa, con Maduro d’accordo sul testo, nel quale sarebbe stato presente anche un riferimento allo “strumento efficace per impedire che Farc e Eln si rifugino in Venezuela” - il che avrebbe costituito una implicita ammissione delle accuse mosse da Uribe – fino al voltafaccia finale.
Il rappresentante venezuelano ha smentito tutto: “Il cancelliere della Colombia se ne va e si congeda dall’Unasur mentendo”, ha sostenuto Maduro aggiungendo che l’obiettivo della riunione non era quello di arrivare ad un accordo ma discutere della “pace nella regione”, una definizione che pare facesse strabuzzare gli occhi al suo collega colombiano. “Abbiamo scambiato proposte fatte da alcuni portavoce su quella che può essere la metodologia per intraprendere un processo di pace in Colombia”, ha affermato Maduro, che ha poi denunciato ancora una volta l’eterodirezione statunitense dei piani destabilizzatori portati avanti dalla Colombia contro la regione e contro il suo Paese. Ora non resta che aspettare la riunione dei presidenti dell’organizzazione, che dovrà attendere l’insediamento – il prossimo 7 agosto - del nuovo mandatario colombiano Manuel Santos, fino ad oggi restio a qualunque commento sulla crisi innescata dal suo predecessore.
Intanto il comitato per i Diritti Umani dell’Onu ha denunciato in una risoluzione pubblicata venerdì a Ginevra l’impunità della quale godono i paramilitari colombiani che hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani. “Nei fatti esiste impunità per un gran numero di gravi violazioni dei diritti umani. Tra i più di 30.000 paramilitari smobilitati, la grande maggioranza non si è conformata alla legge 975 de 2005 (Ley de justicia y paz, ndr) e manca chiarezza sulla loro situazione giuridica”, afferma la relazione . “Si è arrivati solamente a una sentenza di condanna contro due persone e si sono aperte poche indagini, nonostante la sistematica violenza rivelata dalle dichiarazioni degli stessi paramilitari”, aggiunge il testo stilato da 18 esperti indipendenti del Comitato che vigila sull’applicazione dell’Accordo sui Diritti Civili e Politici dell’Onu.
Inoltre, delle “280.420 vittime registrate nel quadro di questa legge, preoccupa che fino ad ora un solo caso abbia ottenuto riparazione per mezzo della giustizia”. Il documento cita anche le esecuzioni extragiudiziali, contando “più di 1.200 casi (…) poi presentati dalle autorità come avvenuti nel corso di combattimenti”, i cosiddetti “falsos positivos”, omicidi probabilmente avallati dal ministro della Difesa di Bogotà.
Articolo letto: 339 volte (30 Luglio 2010)
|
 Multimedia
|