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I rapporti commerciali di Cina e Russia con Teheran rischiano di vanificare le sanzioni statunitensi

Sanzioni. Gli Usa preoccupati dagli investimenti cinesi in Iran

     
di: Ferdinando Calda
f.calda@rinascita.eu
Le importanti falle nella rete di sanzioni internazionali contro l’Iran stanno facendo infuriare gli Stati Uniti e impensieriscono Israele, che nel frattempo affila le armi per un eventuale intervento militare.
Venerdì, anche la Cina, dopo la Russia, ha criticato la decisione dell’Unione europea di imporre ulteriori sanzioni unilaterali contro l’Iran in aggiunta a quelle votate all’Onu. “La Cina disapprova le sanzioni unilaterali decise dall’Ue contro l’Iran. Speriamo che le parti interessate continuino a scegliere la via diplomatica per cercare di risolvere in modo appropriato i contrasti, attraverso discussioni e negoziati”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Jiang Yu.
Sulla scia di quando fatto nei giorni scorsi dagli Stati Uniti, l’Unione europea – insieme a Canada e Australia – ha adottato una serie di sanzioni unilaterali senza precedenti contro l’Iran, che colpiscono soprattutto il settore energetico del Paese. Una decisione, ha sottolineato il ministro degli Esteri di Teheran Manouchehr Mottaki, che dimostra ancora una volta “come l’Europa sia sotto l’influenza degli Usa nelle sue decisioni di politica estera”.
Ma soprattutto, le ulteriori misure restrittive dell’Ue non sono andate giù alla Russia e alla Cina, che all’Onu avevano spinto per evitare sanzioni “paralizzanti” contro la Repubblica islamica, in particolare nel settore energetico, vero tallone di Achille per Teheran. Sia Mosca che Pechino hanno intensi rapporti commerciali con l’Iran e non hanno alcuna intenzione di rinunciarvi. Una posizione che è causa di non poche preoccupazioni per la Casa Bianca, dato che, di fatto, mette in crisi i ripetuti tentativi di isolare la Repubblica Islamica.
“Il fatto che Pechino faccia affari con Teheran è per noi motivo di forte preoccupazione”, ha confermato Robert Einhom, consigliere speciale del dipartimento di Stato Usa per la non proliferazione e controllo degli armamenti.
Il funzionario ha annunciato che una delegazione statunitense si recherà a breve in Cina, Giappone (che di recente ha auspicato una collaborazione con l’Iran per la costruzione di centrali nucleari antisismiche), Corea del Sud ed Emirati arabi (importante esportatore verso l’Iran) nel tentativo di inasprire le misure restrittive contro Teheran.
In particolare, la delegazione avrà il compito di ricordare a Pechino che le nuove sanzioni approvate da Stati Uniti, Unione Europea, Canada e Australia colpiscono tutte le aziende straniere che operano nel settore energetico iraniano. E attualmente le aziende cinesi, secondo quanto riferiscono da Washington, stanno investendo in maniera “aggressiva” proprio in quel settore.
Del resto il petrolio e il gas iraniani – che potrebbero arrivare in Cina attraverso il Pakistan, dopo che Islamabad ha stretto importanti accordi in questo senso con Teheran – rappresentano una preda ambita per una Cina in costante crescita e sempre più assetata di energia. “I cinesi sostengono di avere importanti esigenze di sicurezza”, ha spiegato Einhom, che tuttavia invita Pechino a “rivedere le proprie priorità”.
Nel frattempo la Repubblica islamica sta cercando di avviare nuove collaborazioni per rompere ulteriormente l’assedio Usa. Nei giorni scorsi il viceministro del petrolio iraniano, Javad Oji, ha avuto un lungo incontro con una delegazione irachena per preparare un accordo sull’esportazione di gas iraniano in Iraq. Gli iraniani sperano addirittura che un gasdotto dall’Iran all’Iraq potrà, una volta fatto proseguire fino in Siria, arrivare a rifornire gli Stati europei.

Articolo letto: 603 volte (30 Luglio 2010)



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