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Futuro e Libertà per l’Italia è la nuova corrente parlamentare finiana
Il Pdl secondo Fini
Si chiamerà “Futuro e Libertà per l’Italia” e ai conteggi attuali potrà avere il sostegno di circa 34 deputati e una decina di senatori. Ecco la nascita della nuova formazione parlamentare capeggiata da Gianfranco Fini. L’aveva annunciata durante il convegno nazionale Pdl della scorsa primavera, durante il quale le divergenze politiche fra i due cofondatori erano passate sul piano personale. Idea osteggiata sin dal principio da Berlusconi, che più di una maggiore opportunità di confronto l’ha sempre intesa come un fuoco “amico” che mira alla già precaria stabilità del partito.
Ma Fini non si arresta, e più convinto che mai, intende interpretare quello che rimane del programma Pdl a suo modo, sostenendo che la separazione “non ci impedirà di preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl e di continuare a costruire un futuro di libertà per l’Italia”.
Decretando così di fatto il fallimento del progetto Pdl, sorto un paio di anni fa dalla fusione di Forza Italia con Alleanza Nazionale, i 33 deputati che hanno aderito immediatamente al nuovo gruppo coordinato dal deputato Giorgio Conte, con una lettera rivolta al presidente del gruppo parlamentare del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, hanno ufficializzato le loro dimissioni dal gruppo originale.
Una vera e propria spada di Damocle per Berlusconi, perché, pur facendo parte della maggioranza, come specifica lo stesso Fini, Futuro e Libertà sosterrà le iniziative dell’esecutivo “quando saranno in linea con il programma di governo del Pdl” mentre voterà contraro se le decisioni saranno “lesive” rispetto al mandato elettorale e “all’'interesse generale” del Paese.
Ciononostante l’equilibrio del Parlamento è ormai seriamente compromesso, poiché conti alla mano, dal momento che il gruppo Pdl, con la sottrazione dei finiani, passa da 271 a 238 deputati, perde totalmente la sua autosufficienza diventando così sempre più alle dipendenze non solo della Lega, che lo rinforza di altri 59 membri, ma persino di tutti quei rappresentanti dei partitini minori del centro destra che fino ad oggi non hanno mai contato molto, ovvero Noi Sud, Mpa, i Repubblicani-regionalisti e Liberaldemocratici. Ed anche così la maggioranza sarebbe in bilico, poiché arriverebbe soltanto a 313 seggi. Tre in meno per assicurarsi la vittoria!
Articolo letto: 432 volte (30 Luglio 2010)
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