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Nell’opposizione ci sono diverse posizioni: Bersani spera nell’appoggio del Colle, De Magistris nel voto
Il Pd spinge per un governo istituzionale
La rottura dentro la maggioranza viene vissuta dall’opposizione come un segnale inequivocabile della volontà del Cavaliere di andare al voto anticipato per raggiungere il suo sogno: il presidenzialismo. Almeno questa è la chiave di lettura della crisi vista da D’Alema. “Voi immaginate che Fini faccia fare a Berlusconi le intercettazioni o il processo breve e che Berlusconi si acconci a governare contando sul fatto che Fini gli faccia fare queste cose?”, questo l’interrogativo di Baffino a passeggio per il Transatlantico.
Nel progetto di Berlusconi, stando all’interpretazione di D’Alema, non c’è una crisi di ferragosto ma da attuare nel primo autunno, magari ad ottobre. Il presidente del Copasir sa bene che dal Colle non arriverebbe mai un appoggio al voto anticipato, quindi sta mentendo sapendo di mentire. Lo fa solamente per creare paure e odio nei confronti di Berlusconi in modo tale che le condizioni di un governo istituzionale si avvicinino sempre più. Difatti il suo “ora la questione è vedere se c’è un progetto intorno al quale coalizzare un fronte per sbarrare la strada a Berlusconi” la dice lunga sulle reali aspettative della dirigenza piddina. L’intento è quello di dar vita ad un governo istituzionale con l’avallo del capo dello Stato. E gli attori sono ben noti, da Casini a Rutelli, da Montezemolo alla Cei, quantomeno per una benedizione. Invece sulla richiesta del Cavaliere a Fini per una rinuncia al suo ruolo di presidente della Camera, dal Pd rispondono picche. “Noi non lo abbiamo votato -spiega Franceschini- ma dal momento che viene eletto il presidente della Camera è il presidente di tutti, anche di chi non lo ha votato e non può essere sfiduciato, come dice la Costituzione”. Insomma i piddini si schierano a difesa di Fini e della sua poltrona di terza carica dello Stato, anche perché in questo modo diventa più facile creare le condizioni per qualche incidente di percorso.
La parola poi è passata a Bersani. Il segretario del Pd ha ribadito la linea strategica del partito in questa diatriba da ombrellone, sottolineando che le condizioni per un governo di transizione sono quantomai mature. “E’ difficile dire quanto possa durare questa respirazione artificiale -ha puntualizzato Bersani- tutto quello che è stato detto dalle diverse componenti del centrodestra non basta. Ora bisogna andare più a fondo, guardare in faccia la realtà: siamo di fronte a un passaggio”. In sostanza la dirigenza del Pd già sente aria di inciucio, con la collaborazione fattiva dell’inquilino del Colle che sicuramente non si metterà di traverso. E si tratta più di una speranza non certo di cose campate in aria. Non per niente gli incontri con Casini, Rutelli e con i grandi gruppi economici e finanziari sono volti a cambiare l’attuale assetto politico per dar vita ad un governo di transizione.
Invece nell’IdV la crisi viene sentita diversamente. In sostanza non si vuole alcun governo di transizione anche perché sanno che c’è più d’un veto al loro ingresso. Quindi per De Magistris non c’è alcuna alternativa se non il voto. “E’ inutile -chiosa il giustizialista- che Berlusconi continui a dichiarare la forza della maggioranza: come può pensare di continuare a governare logorato dagli scandali morali-giudiziari che coinvolgono tanto lui che gli esponenti di punta del suo partito e del suo esecutivo?”. Insomma per i dipietristi la via da seguire è quella che porta al Colle per rassegnare le dimissioni. Una cosa è certa il partito di Di Pietro è pieno di gente che non saprebbe nemmeno accendere la luce di Palazzo Chigi, figuriamoci a governare il Paese. Non basta la fedina penale pulita ci vuole cervello e qualità che in questo partito manca totalmente.
Articolo letto: 335 volte (30 Luglio 2010)
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