|
La Cina non gradisce l’intromissione Usa nelle questioni territoriali del Sud-est asiatico
Pechino rivendica la sovranità sul Mar Cinese Meridionale
Le esercitazioni navali congiunte di Stati Uniti e Corea del Sud, oltre ad aver acuito le tensioni nella penisola coreana hanno infastidito anche Pechino che ieri per bocca del portavoce della Difesa, Geng Yansheng, ha fatto sapere che le imponenti esercitazioni militari nella Mar della Cina meridionale sono la prova che “La Cina ha un’indiscutibile sovranità del Mar Cinese Meridionale e ha sufficienti ragioni legali e storiche per sostenere le sue pretese sui territori marittimi disputati con altri Stati della regione”. Dal 26 luglio tre flotte della Marina cinese hanno eseguito manovre di lancio di missili a lunga gittata.
La presa di posizione di Pechino rappresenta un preciso monito al Vietnam e ad altri Paesi del Sud-est asiatico, oltre a rispondere alle dichiarazioni del segretario di Stato Usa Hillary Clinton che, durante lo scorso vertice sulla Sicurezza dei Paesi dell’Asean, aveva affrontato l’argomento della disputa territoriale nel Mar Giallo, mostrando l’interesse di Washington a costituirsi come arbitro per la risoluzione degli attriti tra Cina, Vietnam, Brunei, Taiwan, Malaysia e Filippine. Una eventualità che non piace a Pechino.
Il colosso asiatico, come in altri casi che riguardano la sovranità nazionale, non gradisce intromissioni di Paesi terzi e si oppone quindi ad una internazionalizzazione della questione che preferisce risolvere con negoziati specifici. Proprio le aree interessate dalle esercitazioni rappresentano quindi un messaggio ben preciso nei confronti del Vietnam.
La flotta di Pechino ha infatti effettuato esercitazioni in territori contesi come le Isole Spratly e le Paracel, ricche di petrolio e oggetto di polemiche proprio con il Vietnam che ha tentato di coinvolgere la comunità internazionale nella disputa tra i due Paesi. Il Mar della Cina Meridionale, che va da Singapore allo Stretto di Taiwan, è corridoio di importanti trasporti marittimi commerciali, oltre ad essere ricco di giacimenti di gas e petrolio in quantità maggiori di quelli di Iran e Arabia Saudita, un fatto questo che chiarisce il forte interesse statunitense nell’area.
Washington mostra da tempo la volontà di “mettere piede” nei territori asiatici; la questione delle dispute territoriali e la forte opera di destabilizzazione del penisola coreana costituiscono per i conquistatori a “stelle e strisce” una giustificazione più che sufficiente per farsi largo nel territorio. L’interventismo statunitense nelle dispute territoriali ha anche un’altra funzione di ricatto: Washington non gradisce, infatti, le limitazioni alla navigazione commerciale lungo la costa cinese e usa la minaccia dell’intromissione nelle questioni territoriali per “ammorbidire” Pechino.
Articolo letto: 338 volte (30 Luglio 2010)
|
 Multimedia
|