leggo il denso articolo di Maurizio Barozzi (Rinascita, 25 maggio 2012) sulla questione del presunto suicidio di Mussolini, intervento che mi obbliga a una breve precisazione. Non entro nel merito delle opinioni di Barozzi, a commento del mio articolo pubblicato su Libero del 28 aprile scorso. Mi limito a svolgere una breve puntualizzazione, per i lettori, riguardo alla sostanza che il Duce avrebbe ingerito, durante il pernottamento a casa De Maria, a Bonzanigo di Mezzegra. Barozzi scrive che la figlia naturale di Mussolini, Elena Curti, uno dei testimoni da me intervistati, “non ha parlato di cianuro” e riferisce di aver raccolto dalla sua stessa voce una diversa versione. Forse, dice Barozzi, Mussolini ingerì “un cocktail di medicine che la Petacci aveva in una borsetta”. Ma anche questa è un’ipotesi.
Posso rivelare la genesi del racconto fattomi da Elena Curti. Quando raccolsi la sua versione sul presunto suicidio del Duce, il ragionamento ruotava attorno alla tesi (o pista) dell’avvelenamento da cianuro, e la signora non escluse affatto tale possibilità. Solo ad avvenuta pubblicazione del mio pezzo, Elena Curti mi disse che quella era la versione che lei aveva raccolto da chi le aveva riferito i fatti, ossia da fonte partigiana, aggiungendo che non era sicura si fosse trattato di cianuro. Forse Mussolini aveva invece assunto barbiturici. Ma anche questa è un’ipotesi, come correttamente osserva Barozzi. In ogni caso, che si tratti di cianuro, o di barbiturici, siamo nel campo di pure teorie che richiedono verifiche e conferme, e che non possono a questo punto né essere accettate né essere respinte a priori.
Ringrazio per la cortese attenzione e per lo spazio che vorrà concedere a questa mia.
Con cordiali saluti.