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Lettere alla Redazione

Tutto da rifare!




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Ben di rado, nella storia dei più grandi conflitti umani, si è potuto credere davvero che la ragione fosse tutta da una parte e il torto esclusivamente dall’altra. Per quanti sforzi si siano fatti dagli opposti apparati propagandistici perchè milioni di giovani andassero cantando ad accopparsi a vicenda per la salvezza dell’umanità, i più consapevoli ed informati, pur convinti che il “sistema” che loro difendevano con le armi avesse maggiori pregi e minori difetti di quello opposto, non si nascondevano che anche qualche argomento del “nemico” meritasse un minimo di attenzione.
Persino noi sconfitti, noi massacrati, incarcerati, emarginati, caricati d’ogni nequizia, trattati non da combattenti ma da criminali, nei primi giorni ci facemmo qualche scrupolo del genere. Ma facemmo male. Il modo feroce, vile ed ignobile con cui i Liberatori e i loro squallidi servi italioti ottennero la loro vittoria, e perpetrarono i loro genocidi, avrebbe dovuto bastare da solo ad attestare che, oltre ai fiumi di chiacchiere melense, e di sfacciate menzogne, nulla, proprio nulla costoro avevano apportato. Immondizia putrida e basta. Si realizzava insomma, per l’Italia, proprio l’improbabile “male assoluto”. E questo non per semplice incapacità. Anche all’incapacità c’è un limite. Si realizzava proprio perché la nuova “classe dirigente” era rigorosamente scelta tra i vincitori italioti della guerra che l’Italia aveva perduta, col preciso compito di continuarne la distruzione. E a tale turpe compito -riconosciamolo- gli “statisti” antifascisti furono tutt’altro che impari.
La situazione è così chiara, ed è stata così confermata da una gestione nefasta su tutta la linea, che, giunti sull’orlo del precipizio, il compito di noi legionari nuovi o superstiti è soprattutto di programmare il tutto che c’è da rifare per sgombrare le macerie materiali e morali accumulatesi in 67 anni e dar corso all’edificazione, senza “salvare” assolutamente nulla.
Ovviamente, si tratta di una mansione difficile ed esaltante insieme, alla quale particolarmente indicati appaiono per ovvi motivi coloro che, come chi scrive, sono stati attivi partecipi , con le armi e con gli studi, della gloria come della successiva vergogna. Ed è il compito al quale -consenziente il nostro impagabile amico e Direttore- ambirei dedicare le residue capacità che mi restano.
Leggerò su Rinascita la pubblicazione della presente nota come segnale di generico consenso per la rubrica cui intendo dedicarmi, e che potrà denominarsi “Tutto da rifare” o con termini equivalenti.
Mi affretto, intanto, a ultimare e spedirvi, anche a titolo di “campione” un primo articolo della serie, che tratterà la decretata fine del servizio di leva.
rsermonti@alice.it
 
Non siamo così tetragoni e non dichiariamo la Repubblica post-fascista soltanto un cumulo di macerie. Come ben sai segni di vitalità, di libertà, di sovranità e di buon governo – pur se eccezionali, e comunque pagati dai protagonisti con la morte o con l’esilio… - ci sono stati anche nel mezzo del sessantennio.
Ma nella sostanza, nulla quaestio, avanti, Rutilio.
 
u.g.

Articolo letto: 1656 volte (27 Giugno 2012)





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