Ringrazio Giuseppe Biamonte per il giudizio positivo riguardante il profilo biografico su Alessandro Pavolini, da me trattato sul n. 129 di Rinascita di martedì 26 giugno.
Devo confessare che di primo acchito, la lettura del titolo, “Una doverosa puntualizzazione a Storia di una tigre”, mi avesse indotto a ritenere che l’autore si fosse premurato di intervenire con un errata corrige su un refuso riguardante il grado di parentela di Lorenzo Pavolini con Alessandro, del quale era nonno e non zio come erroneamente riportato.
Non era così, ma le osservazioni di Biamonte mi giungono comunque gradite, in quanto mi offrono il destro per diradare a mia volta altrettanto spiacevoli fraintendimenti su un’espressione, forse più malintesa che mal espressa, che l’obiettore colloca in un contesto assai più ampio di quello storico e letterale.
Desidero infatti puntualizzare e ribadire quanto da me scritto nell’articolo in argomento, perché il “passaggio della fiaccola” è storia.
Pura storia senza aggettivi e valutazioni estimative. L’Msi è stato fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Rsi. Della sua evoluzione, o involuzione, non mi sono punto occupato, e l’intento esorbitava palesemente dal resoconto da me stilato. Sono lieto però che l’equivoco abbia fruttato un confronto, su quello che è effettivamente un punctum dolens.
Pertanto, se mi è lecito parafrasare dal linguaggio marinaresco, mi piace precisare il mio punto di vista a riguardo con una breve notazione.
È fuori di dubbio che, quando la corazzata Italia stava per affondare, Il Grande Nocchiero, coadiuvato dai suoi Ammiragli, ha affidato ad un gruppo il compito di perpetuare la fiamma della Continuità Ideale.
Pertanto, in buona fede, Uomini con una zattera di salvataggio, che inalberava la fiamma tricolore, emblema degli arditi, tenuta insieme dallo spirito, hanno iniziato la perigliosa navigazione tra tempeste e persecuzioni e, nonostante tutto, hanno proseguito la missione, consentendo il passaggio di testimone. Durante questo avventuroso viaggio è stato però imbarcato un simpatizzante marine, non marinaio, che è divenuto mozzo. Nominato successivamente nocchiero, approda al transatlantico ma, misteriosamente, la gloriosa semplice povera zattera, trasportante l’arca dell’alleanza, è divenuta un lussuoso yacht con l’eroico equipaggio mutato d’un tratto in una ciurma di pirati all’arrembaggio che hanno lasciato sopire rapidamente la preziosa fiaccola dell’Ideale.
Certamente io, data l’età, non ero presente agli avvenimenti iniziali, ma, questo è quanto so, da documenti facilmente reperibili e da testimonianze dirette di reduci della generazione che non si è arresa. So che dalla balia delle onde, dal naufragio, dalla deriva, piccoli messaggi in bottiglia sono stati raccolti e tramandati ai militanti attivi in piazza, appartenenti ai Volontari Nazionali. Il loro inestimabile valore non era in chi fece finta di avvedersene, e ne emendò il significato a uso e consumo del meschino traffico elettorale, ma in chi ci credette. In chi fu pronto a perdere per non tradire.