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Lettere alla Redazione

Il 1789, e le nostre Terre di ridiventate irredente…




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Caro Direttore,
questa è forse l’ultima volta che riesco a usare il computer, dato l’affievolirsi della percezione di luce sufficiente agli occhi per vedere quanto basta a scrivere, quell’almeno un poco di quanto vorrei comunicare a Rinascita, cioè principalmente a Lei e a quei lettori tanto apprezzati per l’evidente consonanza di sentimenti e di idee che trovo nei loro interventi.
Purtroppo temo di non poter lasciare passare ancora del tempo, come mi è successo più volte interrompendo quanto andavo scrivendole sui soliti dolorosi argomenti dell’ininterrotto scempio della storia condotto da una indistinta massa di manipolatori della - ormai non più che - sopravvivenza di un paese chiamato - per quanto ancora? - Italia.
Vorrei trattare di quella Storia non di quella parte soltanto del suo estremo territorio orientale, sul quale Rinascita ha tanto generosamente permesso che la sottoscritta da anni ed anni richiamasse l’attenzione, ma di quella storia appartenente alle sue più lontane sue radici in quel continente che proprio da esse ha tratto un immenso alimento della sua stessa esistenza, contribuendo a una sorte comune di sviluppo di un patrimonio dispensatore di quanto di più elevato, ricco, fecondo ha prodotto nei secoli in favore (e talvolta in grave danno) di tutta la famiglia umana.
Non per niente l’Italia è, nella sua stessa conformazione geografica, pertinente visibilmente a un unica estensione territoriale, racchiusa da indiscutibili confini: le Alpi, i suoi mari dall’Adriatico allo Jonio, dal Tirreno al Ligure che ne hanno fissato altrettanto indiscutibilmente l’ininterrotto rapporto tra le genti insediate nella penisola regina del Mediterraneo e tutte le altre di quel mare frequentatrici.
Non per niente la storia di questo lembo prezioso di Terra, che ha riconquistato l’Unità grazie alla simbolica Vittoria del 1918, è diventata il paradigma più eloquente dell’assalto di massacratori di intere diversissime etnie sparpagliate – ahimè - su tutta la vasta superfic ie del globo, da centri di potere che agiscono per l’estirpazione di ogni diritto - loro e nostro - identitario e nazionale.
Nell’appassionata sua rievocazione, signor Direttore, del 14 Luglio: Rivoluzione Francese era contenuto un accenno a Uno dei tanti - negati e perduti - momenti della lotta dell’anima umana, perché di anima si è sempre trattato, qualunque fosse la divinità che la ispirava- per la reciproca, tra tutti gli esseri umani, accettazione del riconoscimento della irrinunciabile - a qualunque prezzo proposto o imposto - propria indivisibile libertà.
L’accenno, tra tutti i popoli della terra, e specie dell’Europa, era quello a Fiume, al Carnaro, accanto a decine di altri oggi totalitariamente cancellati da ogni onesta revisione. Un accenno che emergeva dal mare inquinato delle cronache che fingono di informare un pubblico sempre più distratto, oltre che terrorizzato da minacce inaffrontabili.
La lettura del suo “appello”, pur risvegliando la più fremente indignazione, la più bruciante volontà di azione (che comporta altre età e altre capacità fisiche: chi ricorda i Ragazzi di Trieste del 1953?...) pur facendo scoppiare l’unica concessione al fegato in rivolta permettendogli il solito inerte sfogo telefonico con altrettanto inerti “compagni al duol”, facendo ancor di più aumentare la pena..., si scontrava con la orrida realtà dell’ennesimo strisciante inchino di un vetusto Capo di Stato che, durante uno dei suoi ripetuti Tour turistico diplomatici al di là del confine, ha condisceso, con garbo catto-comunista ad una “riconciliazione” che fa strame della verità storica e che non distingue tra vittime di qualsiasi tipo, con ripetuti cedimenti alle sempre più insaziabili richieste di “risarcimenti” – sic (oltre le opere d’arte, dai “fascisti” rapinate ai gloriosi, famosi artisti croati, anche le vittorie di decine e decine di associazioni sportive rivendicate come proprie(!)-ma non erano di campioni fascisti?-).
In questo minimo campionario non possono però essere taciute le dichiarazioni e dimostrazioni bilaterali di “perenne ostracismo al fascismo” fatte proprie da questo attuale regime imposto dai vincitori della II guerra mondiale.
E che vengono esternate da un inquilino del Quirinale – naturalmente in gioventù fascista, salvo saltare nel fronte opposto a guerra ormai persa; naturalmente “comunista” ed elogiatore dei carri armati sovietici che nel 1956 aggredirono sanguinosamente l’Ungheria… - che dichiara quale proprio bersaglio apparente, permanente e tuttora funzionante quel Capo di Stato suo dichiarato nemico, cioè Mussolini, il fascismo, il nazionalismo, l’irredentismo, il razzismo... Una vulgata che è stata scelta come ottimo banco di prova dei mezzi, metodi e ideologie economicistiche globalizzatrici a cui sottoporre le sempre più informi masse obbedienti dei popoli colonizzati nella terra.
Mi chiedo: al suo “appello” chi risponderà? Ne ha un’idea, signor Direttore?
Intanto leggo la splendida analisi di Barozzi e la uso come appendice, esplicativa, al fallimento di una delle tante cadute delle speranze degli epigoni del 14 luglio 1789.
Ma non posso gridare viva Napoleone. Costui ha contribuito ad aprire le Porte d’Italia ai più feroci miserabili insettti predatori di tutta la sua storia.
 

Articolo letto: 1750 volte (18 Luglio 2012)





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