Caro Direttore,
partecipare alle elezioni. Una bestemmia? Certo che no, perché quando si fa o si propone qualcosa in buona fede, niente può essere considerato tale. Specularmente non è una bestemmia - a nostro avviso - invitare ad astenersi dal voto soprattutto se motivato dalla situazione in cui dovrebbero svolgersi le previste prossime elezioni politiche che dovranno eleggere un parlamento annullato nelle sue prerogative fondamentali. Volenti o nolenti operiamo in un contesto in cui tutto è già preordinato, precostituito ed eterodiretto, in cui gli spazi di manovra sono praticamente nulli e partecipare diventa pertanto inutile e quindi dannoso.
Tutto qui. Questo, ovviamente, non significa estraniarsi dalla politica, anzi impone una valutazione che parta dall’esistente e dalla realtà che ci circonda e che ci porta a valutare una cosa fondamentale: la polarizzazione degli schieramenti che dobbiamo interpretare tra il “partito american-sionista” e i movimenti antagonisti e alternativi italiani, europei ed extraeuropei. Da questa analisi parte l’iniziativa di un appello aperto a 360 gradi e apertissimo ai contributi di quanti si vorranno mobilitare al di là e al di fuori di meccanismi assoggettati alle inique e penalizzanti regole elettorali. Con umiltà ma con altrettanta determinazione, noi socialisti nazionali respingiamo, soprattutto in questo momento, l’assioma che “la politica è l’arte del possibile”, e non solo perché nel passato ha provocato il “doroteismo”, l’”andreottismo”, l’”inciucio”, e adesso il “Monti pensiero”, ma anche perché ha finito per degenerare la tattica in tatticismo. Certo, occorre un iniziale momento di riflessione che porti ad approfondire sul piano culturale certi aspetti politico-organizzativi e programmatici. Tale approfondimento culturale ci dovrà portare, tutti insieme, a valutare razionalmente le scelte condivise che dovranno guidare l’azione politica di un gruppo consapevole di dover attraversare il deserto. Per questo dobbiamo incontrarci e conoscerci sapendo di dover operare in una “terra di nessuno” e, per di più, in una notte profonda. Pertanto, vogliamo ribadire che, separare la tattica dalla strategia, nel caso considerato (ma anche nell’arte militare!), può si forse garantire una attività formale nell’ambito del “sistema”, ma può determinare l’annientamento e la definitiva dispersione di una comunità della cui sopravvivenza, viceversa, dobbiamo in primis preoccuparci. D’altra parte è opportuno ricordare che ogni concezione strategica non è, ovviamente, ideata come fine a se stessa, ma in vista della successiva applicazione, ossia dell’azione pratica che investe più propriamente un altro campo che prende appunto il nome di tattica. Quest’ultima branca, che è appunto arte di applicazione, non assume mai un valore autonomo ed assoluto, ma deriva la sua efficacia dalla concezione, ossia dal presupposto strategico a cui si riconnette. Ne consegue che “strategia” e “ tattica”, sono tra loro intimamente connesse, costituendo in realtà i due momenti essenziali nei quali si identifica l’intera azione sia militare che politica. Concludendo, nessuna presunzione da parte nostra e tanto meno autorefenzialità. Può darsi che il nostro essere “ruspanti” ci abbia portato ad un “salto in avanti “prematuro “ e quindi considerato anche velleitario. Noi, in tutta umiltà e senza voler essere portatori di alcun “vangelo”, abbiamo avvertito epidermicamente che “per l’immanente giustizia della storia la sconfitta dei vinti (la nostra storica sconfitta militare) è divenuta (adesso) la condanna dei vincitori”. Noi non ci sentiamo confinati in alcun ghetto; per noi, come sempre, “profumano i giardini” D’altra parte partecipare ai “ludi cartacei” (e mai come in questo momento la definizione è azzeccata) significa anche legittimare questo sistema di malfattori. .
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti
Stelvio Dal Piaz
La nota a margine al tuo appello precedente sul non voto pretendeva appunto un minimo di “tribuna” sul “se” o “quando” utilizzare anche lo strumento elettorale. Nulla di più.
Salute a te.
u.g.